CARMELO BORG PISANI
Un eroe dimenticato

Alle 07:34 del 28 Novembre 1942, sulla forca del carcere maltese di Corradino, moriva Carmelo Borg Pisani (nato a Senglea nei pressi di La Valletta, 10 Agosto 1915) giovane artista che sognava la liberazione della sua isola dai britannici. Spinto da un generoso entusiasmo lasciò pennello e tavolozza per imbracciare il fucile. Arruolatosi come soldato semplice nell’ Esercito Italiano fu protagonista di una sfortunata missione segreta conclusasi con l’arresto ed il processo per alto tradimento. Entrò così nella schiera delle Medaglie d’Oro al Valor Militare. Figura controversa, protagonista di una vicenda tragica, fu considerato in Italia un eroe irrentista e a Malta, anche se non da tutti, un traditore. E’ il caso più noto di missione in territorio nemico, la storia di un uomo che, riconoscendosi in un ideale, affrontò il sacrificio supremo come Cesare Battisti, Fabio Filzi, Damiano Chiesa e Nazario Sauro.
Nato in una nota famiglia cattolica e nazionalista maltese, a 14 anni si iscrisse alla OGIE (Organizzazioni Giovanili Italiane all’Estero) di La Valetta e dopo quattro anni, mentre frequentava con profitto anche il liceo d’arte Umberto I, centro culturale efficiente e bandiera di fervente italianità.
Terminati gli studi liceali, per perfezionare i suoi talenti artistici si trasferì a Roma dove frequentò l’Accademia di Belle Arti senza trascurare l’attività politica: entrò in contatto col gruppo degli irredentisti maltesi e collaborò col prof. Umberto Biscottini e altri intellettuali dell’Archivio storico di Malta.
Gli inglesi però non vedevano di buon occhio le organizzazioni e associazioni italiane a Malta; fin dal 1931 vietarono l’uso della lingua italiana nei dibattiti delle corti criminali, eliminarono l’insegnamento dell’italiano nelle scuole elementari. Partendo dalle limitazioni alla lingua che pure era radicata da settecento anni nell’uso dei maltesi, nel 1933 finirono per rompere ogni indugio: adottando una serie di provvedimenti sempre più restrittivi anche contro le associazioni italiane, che avevano osato protestare, arrivarono a sciogliere il governo della colonia e a sospendere la Costituzione.
A Malta il Partito Nazionalista, che nelle elezioni del Giugno 1932 aveva conquistato una maggioranza di 21 seggi su 32, era tenace assertore dell’indispensabilità della cultura italiana, mentre il Partito Costituzionale raccoglieva i voti e favoriva gli interessi dei conformisti piegati al servilismo nei confronti dell’occupante. Faro degli irredentisti maltesi era Carlo Mallia, illustre docente universitario di Diritto, che apparteneva all’ala estrema del Partito Nazionalista, la quale si dichiarava irredentista; con lui molti altri maltesi vedevano nel fascismo il movimento che avrebbe potuto liberare Malta. Moltissimi maltesi erano affascinati da Mussolini e la sua popolarità aumentò dopo la conquista dell’Impero.
Il governo italiano aprì a Roma la “Casa della Redenzione Maltese” per ospitare gli studenti maltesi. Carmelo non trascurava l’attività politica; divenne presidente “Circolo degli Amici della Storia di Malta” e organizzò manifestazioni culturali e patriottiche. Si costituì a Roma anche il “Comitato d’Azione Maltese” sotto la presidenza di Carlo Mallia che, perseguitato dagli Inglesi, era stato costretto a lasciare l’isola; Carmelo fu ammesso nel comitato direttivo.
Carmelo fu l’ideatore e l’organizzatore di un viaggio collettivo a Predappio nel mese di Novembre, indossando tutti la divisa del GUF.
Era un generoso nonostante dovesse tenersi a freno nelle spese; il padre, arsenalotto, gli inviava metà dei suoi modesti guadagni, ma a Roma non bastavano. Il nostro si privava di qualche pietanza, ma non limitava la sua generosità.
Quando giunse esule a Roma, Carlo Mallia fu nominato Consigliere Nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni in rappresentanza dell’Arcipelago Maltese. Contemporaneamente fu pubblicato a Roma, direttore ancora Carlo Mallia, il battagliero giornale Malta, che era stato soppresso dagli inglesi nell’isola pochi giorni prima del conflitto; gli inglesi avevano inscenato anche una rumorosa gazzarra, orchestrata da provocatori di osservanza albionica, che culminò nella devastazione della sede del giornale e nell’arresto del direttore Enrico Mizzi. Furono arrestati anche altri 49 maltesi filo-italiani, che poi insieme a Mizzi, che pure era un parlamentare, furono deportati in Uganda.
Con lo scoppio delle ostilità si ingigantirono le speranze e si alimentò l’irredentismo. Il 30 Maggio 1940, poco prima dell’entrata in guerra dell’Italia, nel clima acceso ed effervescente della vigilia, Carmelo Borg Pisani aveva inviato a Mussolini un’appassionata lettera, mettendosi ai suoi ordini: <<per il coronamento del mio grande ideale, quale è di vedere Malta resa all’Italia>> frutto della sua idea che i britannici stavano distruggendo l’”anima Italiana” di Malta e che fosse necessario scacciare gli inglesi per il ritorno dell’isola alle sue origini.
Il 7 Giugno 1940 fu iscritto al Gruppo Universitario Fascista (GUF) e, come se non bastasse, al Partito Nazionale Fascista divenendo Camicia Nera. L’intervento dell’Italia in guerra lo trovò decisamente schierato: <<Malta non è inglese che per usurpazione e io non sono suddito britannico che per effetto di questa usurpazione. La mia vera patria è l’Italia. E’ dunque per lei che devo combattere>>.
L’annuncio di Mussolini alla radio della dichiarazione di guerra a Francia e Inghilterra diede spunto a una incontenibile manifestazione filo-italiana a La Valletta. La sera stessa si diede inizio ai primi arresti; a cominciare da Enrico Mizzi e Arturo Mercieca.
Tramite l’ambasciata americana, che curava gli interessi inglesi in Italia, Carmelo rinunciò alla cittadinanza inglese con una lettera assolutamente esplicita , anche se non del tutto formale: <<(…) debbo dichiararvi che io, appunto perché italiano irredento, non ho più a che fare con le sorti dell’Impero britannico che avete avuto l’incarico di tutelare. […] vi prego di prendere nota una volta per sempre, ch io, come tanti altri maltesi residenti nel Regno, ho il solo desiderio di essere lasciato indisturbato alla mia attività impegnata nella sacrosanta guerra italiana, che considero una vergogna del passato stato suddito britannico e che non desidero pertanto di essere protetto dagli Stati Uniti d’America>>.
Perciò ”gli inglesi, considerandolo straniero, lo avevano legalmente esonerato dal servizio militare”. Il Foreign Office, ministero degli Esteri inglese, inviando per conoscenza al luogotenente governatore di Malta copie di documenti, così testualmente si esprimeva, riconoscendo che Borg Pisani non era più cittadino inglese “riguardo al passaporto inglese del signor Carmelo Borg già cittadino maltese”.
Tre giorni dopo l’apertura delle ostilità andò ad arruolarsi volontario, ma fu respinto alla visita medica per la sua fortissima miopia. Carmelo, assai amareggiato, però non si arrese. Insistette, bussò a molte porte, chiese potenti raccomandazioni per poter essere accettato in qualsiasi corpo combattente.
Nel frattempo a Malta altri studenti, ritenendo imminente la conquista dell’isola da parte dell’Italia, avevano pensato di organizzare la prima accoglienza dei paracadutisti italiani, che, se fossero stati lanciati sull’isola avrebbero potuto, come spesso accade, atterrare in posti sparsi qua e là, e quindi essere facile preda degli Inglesi prima di essersi riuniti in unità organiche. Perciò essi avevano organizzato una reta di case amiche dove i parà italiani avrebbero potuto essere accolti clandestinamente in un primo momento, se fosse stato necessario nascondersi.
Non contenti di ciò, come ci testimonia G. Olivier de la Scerri: <<Passato un altro mese senza che accadesse nulla, pensai di scrivere un volantino dal titolo “A Frenchman’s Advise”. In cui un francese immaginario, vista la recente esperienza che dimostrava come gli inglesi abbandonassero con facilità i loro alleati, spiegava ai maltesi come i britannici, una volta partiti, non avrebbero mancato di bombardare Malta […] l’idea era di invitare i maltesi a non cooperare con gli inglesi>>.
Un altro giovane congiurato, Dino Borg, volle ritoccare il testo del volantino che fu affidato a Enrico Briffa per farlo stampare clandestinamente da un altro camerata rimasto ignoto. Appena pronto fu affisso in posti strategici, fu anche distribuito per posta ed a mano. Avvenne così che lo studente Antonio Xerri, facente parte di un gruppuscolo filo-nazionalsocialista collegato con i fascisti clandestini, infilò una busta contenente il volantino nella cassetta della posta di un suo collega che egli riteneva simpatizzante, scrivendoci l’indirizzo a mano. Questo tale, invece, decise di consegnare il volantino alla polizia e spinse la sua delazione fino a riconoscere la calligrafia sulla busta in quella di un quaderno di del suo compagno di scuola che fu subito arrestato. Dopo qualche giorno vennero scoperti anche gli altri quattro del gruppuscolo filo-nazionalsocialista, compreso il loro capo Karl Schranz. Gli inglesi, intanto, avevano fatto, e continuavano a fare, intensificandole, perquisizioni nelle abitazioni degli studenti del liceo Umberto I che si erano messi in luce come fascisti. A casa di Enrico Briffa furono trovati molti volantini e altro materiale compromettente; finirono arrestati anche Dino Borg e G. Olivier de la Scerri, poi condannati a quattro anni di lavori forzati, e gettati nella prigione cosiddetta “di Corradino”. Successivamente furono deportati tutti in Uganda.
Va osservato che la mancata occupazione dell’Arcipelago Maltese fu un grave errore, ripetutosi nel tempo. In ultimo <<Mussolini ne fu dissuaso dal generale Rommel, imbaldanzito dalla sua avanzata in Egitto e per questo forte presso Hitler>>. Altro errore fu bombardare l’arcipelago da subito e con accanimento, poiché i Maltesi, che prima erano in maggioranza favorevoli all’Italia fascista, invece, delusi, divennero ostili. In questo quadro contraddittorio va letta la vicenda del fascismo clandestino maltese. Carmelo Borg Pisani, intanto, continuava a Roma le sue richieste di raccomandazioni per ottenere di essere arruolato, come avevano fatto anche altri ferventi giovani fascisti maltesi. Finalmente il 16 aprile 1941, per l'autorevole intervento della Direzione Generale degli Italiani all'Estere, sollecitata da Umberto Biscottini, segretario del Fascio di Malta, funzionario del ministero degli Estri, amico ed estimatore di Carmelo, riuscì ad essere arruolato nella MVSN (Milizia Volontari Sicurezza Nazionale). Fu inviato a Brindisi in forza alla 112 legione CC NN (Camicie Nere) pronta a imbarcarsi. Il primo maggio partecipò all'occupazione di Cefalonia col suo reparto. Da li scrisse una semplice cartolina ai camerati rimasti a Roma, il cui pur sintetico testo, giunto fino a noi, ci fa comunque intuire chiaramente l'entusiasmo che animava questo patriota:<<dalla terra conquistata, fascisticamente vi saluto>>. Inviò cartoline dello stesso tenore anche a tanti altri camerati in Italia. <Scriveva a tutti, anche ai conoscenti più lontani, e a tutti sapeva dire una parola d'incitamento>. Alla fine della campagna di Grecia, pur sofferente di una infermità contratta in zona d'operazioni rinunziò all'intervento che lo avrebbe guarito e, < senza perder tempo> corse a frequentare un corso della Scuola Allievi Ufficiali della MilMart (Milizia di Artiglieria Marittima per la difesa delle coste e dei cieli) a Messina. Divenne sottocapomanipolo (2).
[...]Intanto si stava preparando intensamente lo sbarco a Malta, <<Operazione C3>> (3). Carmelo Borg Pisani sentì prepotente il bisogno di partecipare in prima linea, volle contribuire alla preparazione di quella operazione che lo avvinceva profondamente. Si offrì di tornare clandestinamente nell'isola per dare un valido contributo d'informazioni, ma anche per riprendere i contatti con i camerati isolani che avevano frequentato i corsi di cultura italiana e con persone i cui sentimenti fascisti non erano stati intaccati dalle vicissitudini belliche.
Caio Borghi, questo il suo nome di copertura, era ben conscio del rischio a cui si sarebbe esposto e quindi volle scrivere il suo testamento spirituale: un atto purissimo di appassionato amore per la sua Malta e per la sua Italia, che così concludeva: ai camerati volontari, che della Malta di oggi e di domani sono la più alta espressione italiani, il mio pensiero affettuoso e il mio augurio più fervido. Ai camerati italiani che mi hanno assistito e particolarmente al prof. Biscottini che mi ha sempre confermato con la sua fede nei sentimenti che i genitori mi avevano instillato e al prof. Silviero […] il mio pensiero riconoscente e affettuoso.
Al Re e al Duce il mio ultimo pensiero, quello che va oltre la Vittoria per la grandezza della Patria immortale.
Viva Malta Italiana
Vostro Carmelo
Divenne un agente del Sis (Servizio Informazioni e Sicurezza della Regia Marina). Si preparò quindi alla missione clandestina con il suo solito diligente e solerte impegno: allenamento e studio che si protrassero per mesi presso la base segreta di addestramento dei marinai dei mezzi d’assalto della Decima Flottiglia Mas alla foce del fiume Serchio. Un lungo tirocinio in cui tra L’altro, acquisì dati tecnici per trasmettere e ricevere segnalazioni luminose, per l’uso dei cifrari, per l’organizzazione clandestina, per il riconoscimento dei mezzi nemici, ecc…
Il complesso di severissime esercitazioni, denominato Operazione 110 ° e 111 ° , cui venivano sottoposti i volontari prescelti per sbarcare a Malta con funzioni di informatori, era diretto dal capitano di fregata Max Pozzo del Sis.
Altri 34 irredentisti maltesi (12 ufficiali, 3 sottoufficiali e 19 soldati) contemporaneamente frequentavano il Centro Militare << G >> di Soriano nel Cimino (Viterbo) per diventare guide da sbarco, istruttore il capitano Cardenio Botti, espulso da Malta assieme a molti fascisti, nel 1933.
[…] Finalmente nella notte tra il 17 e il 18 maggio 1942, con favorevoli condizioni meteorologiche, Carmelo si imbarcò a Portopalo (Siracusa) sul MTSM 214 (4) della Decima Flottiglia Mas. La squadriglia di <<MTSM>> di base ad Augusta era posta sotto il comando del tenente di vascello Ongarillo Ungarelli, e svolgeva incessanti attacchi nelle acque di Malta. Ungarelli volle accompagnare di persona il giovane <<sabotatore-informatore>>, coadiuvato dal sottocapo motorista Arnaldo de Angeli. Data l’importanza che si dava alla missione, il loro piccolo scafo, a cui si era aggregato un altro MTSM, il 218, fu scortato dalla torpediniera Abba e dai Mas 451 e 452 fino a <<distanza di sicurezza>>, quindi gli MTSM 214 e215 proseguirono nella loro rotta d’avvicinamento con i motori al minimo.
[…] Il punto d’approdo era stato scelto dallo stesso Borg Pisani: quella cala si apre sulla costa sud-occidentale dell’isola, un litorale roccioso e scosceso a sud di Casal Dingli, sotto la rupe si apre una caverna marina che Carmelo ben conosceva, in quanto ci era arrivato diverse volte nelle sue ardite escursioni adolescenziali. Questo particolare è stato ignorato da certi storici che hanno parlato della vicenda di Carmelo Borg Pisani, arrivando a parlare di <<..un’impresa concepita male e attuata peggio>> in una zona accessibile. È risaputo da storici più documentati, invece, che Carmelo aveva altre volte scalata la parete rocciosa, durante le sue escursioni di adolescente e che aveva raggiunto proprio quella stessa grotta.
Gli scopi della missione erano molteplici: scoprire i movimenti di una nave fantasma, che, evitando ogni sorveglianza, di notte portava piccole, ma regolari provviste a Malta; informare sulla situazione alimentare e morale delle truppe e della popolazione; scoprire se c’erano installazioni radio o radar sullo scoglio di Filfola e sull’isolotto di Comino; scoprire gli obiettivi militari nell’isola di Gozo.
Carmelo trasbordò sul battellino pneumatico e, la stessa notte, senza essere scorto, dopo breve esplorazione, approdò all’interno dell’antro e scaricò sopra un recesso pianeggiante, all’asciutto 4 contenitori stagni con viveri e acqua per 20 giorni, una pistola, una bomba a mano, munizioni, radio rice-trasmittente, cifrario, batterie, medicine, alcuni rotoli di corde, benzina << e infine banconote per un ammontare di circa 200 sterline, utili per compensare chi lo avesse aiutato>>.
Va da sé che se il giovane volontario non avesse avuta una precisa conoscenza dei luoghi non avrebbe potuto rintracciare di notte una grotta marina, e invece più di uno scrittore addebita alla <<superficialità>> , o peggio alla <<cattiva coscienza>> di chi pianificò la missione il tragico fallimento; a smentita si possono riportare le affermazioni stesse di Stefano Fabei a pagina 92 quando registra che lo stesso capitano di fregata Max Ponzo, che era stato messo a capo dell’Ufficio D, lo speciale settore del Sis (il Servizio segreto della Marina) delegato alla preparazione e alla costituzione di una cellula informativa a Malta, si trasferì a Roma da Porto Palo in attesa dell’inizio dell’operazione. Durante la permanenza in quella località l’addestramento dell’informatore venne curato nei minimi particolari allo scopo di fargli raggiungere la massima fisica e professionale indispensabile per l’attività da svolgere. Anche l’attrezzatura e i materiali necessari per la missione furono preparati e controllati in maniera molto accurata>>. Lo stesso capitano di fregata Max Ponzo volle imbarcarsi sulla torpediniera Abba che scortava la flottiglia diretta a Malta, va messo in risalto inoltre, come si ricorderà, che il sottotenente di vascello Ungarelli comandante della squadriglia <<MTSM>> di base ad Augusta, volle imbarcarsi sul motoscafo che trasportava Carmelo, come pure ammette lo stesso Fabei a pagina 94. Ma c’è di più: lo stesso rigoroso e ben informato Fabei ha riportato accuratamente a pagina 88: <<il corso di addestramento tecnico-militare che egli eseguì a Messina doveva fornirgli le competenze necessarie a spostarsi con una certa disinvoltura in una zona irta di asperità e all’utilizzo delle apparecchiature che gli sarebbero state date in dotazione. In teoria Borg Pisani non avrebbe dovuto avere grossi problemi a muoversi, a parte la forte miopia, in quanto fin da ragazzo aveva amato scalare le scogliere a picco lungo la costa ed esplorare le caverne create dalla corrosione dei flutti. Conosceva molti degli anfratti più nascosti dell’isola che aveva ripreso in suggestive fotografie>>.
È pur vero che gravi responsabilità sono da attribuire ai Servizi Segreti italiani e agli Stati Maggiori per non aver predisposto già prima del conflitto un’adeguata rete d’informatori a Malta, gravissima deficienza che si ebbe purtroppo anche in tutti gli altri campi d’azione all’estero.
Ma il mare mosso aumentò di forza; un’onda anomala gli strappò via tutto, mettendo a repentaglio la sua stessa vita. Buona parte del materiale nei contenitori stagni fu in seguito ritrovato dagli inglesi. Per due lunghi giorni tentò di trovare una via per arrampicarsi sulla parete a strapiombo; non aveva più il battellino, ma neanche a nuoto riuscì a ritrovare un accesso che gli permettesse di superare la parete a picco. Eppure ricordava di averlo percorso più di una volta nelle sue scorribande di adolescente. Evidentemente il mare aveva demolito una qualche sporgenza nel decorso di quegli anni, rendendo la parete inaccessibile dal mare.
Era stremato, digiuno, arso dalla sete, distrutto dalla fatica.
A smentita di chi ha ritenuto di affermare che Carmelo Borg Pisani non era sufficientemente preparato e dotato, va osservato ancora, per quanto riguarda l’allenamento, che Carmelo era diventato un buon nuotatore, ottimo si direbbe; infatti aveva superato egregiamente la prova terribile tra i frangenti delle forti ondate all’interno della grotta col pericolo di essere sbattuto sulle sporgenze delle pareti, non solo, ma portandosi all’esterno, aveva resistito a nuoto per quasi due giorni, cercando una via di approdo alla ripida parete a picco.
Ma Stefano Fabei incalza, a pagina 100dell’opera citata, che :<<l’avversa sorte volle che fosse sbarcato nel luogo meno adatto>>, dimenticando quanto si legge nel a pagina 103: << Riferì che il punto di sbarco lo aveva scelto lui stesso in base al fatto che la zona era scarsamente vigilata>>. Per chi ignorasse il fatto che Carmelo ben conosceva quella grotta e il passaggio per arrivarci via terra, può certo apparire strano che si stato fatto sbarcare in quel sito, ma Fabei stesso ha ribadito – come s’è visto – le affermazioni di biografi più attenti a questo particolare. Dopo 3 giorni di vani tentativi, l’Eroe stressato, spossato, assetato, affamato, si decise a chiedere aiuto; fu udito da un certo Robert Apap che lo riferì a un posto di osservazione inglese situato nelle vicinanze. Fu inviata una lancia di salvataggio a motore della Royal Air Force, che lo raccolse aggrappato a uno scoglio. Preso in condizioni estreme, fu portato a Kalafrana e da lì venne trasferito in ambulanza all’ospedale militare di Mtrafa, dove tentò di farsi passare per Caio Borghi, ma il capitano medico anglo-maltese Tommy Warrington, che era stato suo vicino di casa e compagno di giochi a Senglea, lo riconobbe e lo denunziò, con l’esasperato rancore dei rinnegati, dando così certezza agli inglesi su questo strano <<naufrago>>. Carmelo, invece, anima candida e leale, incapace di immaginare perfidia, ritenendo che l’amico d’infanzia maltese, che fingeva di aver conservata intatta l’antica franca e affettuosa amicizia, perfidamente gli stringeva il capestro al collo. Warrington <<gli fece portare brandy, pane imburrato e tè>> e lo intrattenne cordialmente a lungo, <<fino alle tre di notte>>, in intimo e <<affettuoso>> conciliabolo, incitandolo candidamente a raccontare quanti più particolari potè e che poi riferì dettagliatamente al controspionaggio dell’intelligence Service e che confermò pure, implacabilmente in tribunale.
Inizio per Carmelo Borg Pisani una tragica sequenza che lo portò, lentamente alla realtà del capestro. Dimesso dall’ospedale, fu condotto in una <<casa privata>>, a Sliema al n° 11 di Ghar id-Dud Street, che era in realtà una delle tante sedi dell’Intelligence Service; <<agli arresti domiciliari>> si disse, ma sotto strettissima continua vigilanza. Questi <<arresti domiciliari>> durarono sei mesi, durante i quali gli Inglesi, fingendo blandi provvedimenti, speravano di convincerlo a <<collaborare>>. Carmelo chiese di parlare con un avvocato, suo cugino, di cui aveva fiducia e gli inglesi furono lesti ad accontentarlo dopo aver messo un microfono spia e nella stanza accanto un ricevitore con uno stenografo che annotò tutto quel che si dissero. Perduta ogni speranza di appurare qualche elemento utile, il 7 agosto gli inglesi lo trasferirono in carcere. In effetti, Carmelo Borg Pisani agli inglesi serviva come ostaggio di rilievo, in previsione dello sbarco che sapevano si stava preparando; come pure servivano come ostaggi le personalità che avevano internato in Uganda. Quando poi il pericolo dell’invasione fu scongiurato, avendo lo Stato Maggiore Generale accantonato il progetto << e gli Inglesi, sempre ben informati lo sapevano>>, allora Carmelo fu consegnato ai giudici incaricati di condannarlo senza scampo al capestro.
Si sono fatti paragoni tra Borg Pisani e Cesare Battisti e anche analoghe tragiche vicende di altri Irridenti che s’immolarono per la patria italiana. Sono riflessioni spontanee, suggerite dall’evidenza.
Durante la prigionia nel carcere di Kordin (Corradino) di Casal Paola, a breve distanza da La Valletta, incontrò un altro giovane camerata imprigionato dagli inglesi: G. Oliver de la Scerri e studiarono insieme un piano di evasione, progettando pure romanticamente una successiva fuga in Italia in barca a vela.
Carmelo era stato interrogato a lungo, ripetutamente, anche dai più alti ufficiali del controspionaggio britannico e pure dal capo della polizia, i quali speravano di poter ottenere da lui una qualche , sia pur vaga, indicazione, un’informazione, magari apparentemente insignificante, che potesse farli risalire a più importanti progetti che si sapeva essere stati approntati. Gli fecero balenare più volte una via di scampo se avesse collaborato; in particolare gli chiesero il cifrario per le comunicazioni via radio, ma fu tutto inutile.
Ma durante i sei mesi di prigionia, che dovette sopportare prima della condanna, Carmelo Borg Pisani, pur rivendicando l’orgoglio di sentirsi profondamente italiano e di aver combattuto per la sua vera patria, non fornì alcuna notizia d’interesse militare o politico. È stato riferito che fu torturato per indurlo a parlare.
Il processo iniziò il 12 Novembre e fu celebrato a porte chiuse per evitare una eventuale, clamorosa reazione dei fascisti e simpatizzanti, che avrebbe potuto turbare la giuria, composta unicamente da giudici togati maltesi di proclamata osservanza britannica. Fu anche proibito di integrare la giuria con i giurati popolari, che invece erano e sono tassativamente previsti dal codice maltese, sulla falsariga di quello britannico.
Si ostinarono pervicacemente a considerarlo ancora suddito britannico, non si volle, pretestuosamente, tenere in nessun conto la sua rinunzia alla cittadinanza e al passaporto inglese, né l’acquisizione della cittadinanza italiana, consacrata dalla militanza nelle forze armate. Vollero invece incriminarlo perfino per aver combattuto contro la Grecia, che era alleata dell’Inghilterra. La condanna a morte era stata scritta inesorabilmente prima ancora di cominciare.
Il 19 Novembre 1942 Carmelo venne condannato a morte per cospirazione contro il governo di Sua Maestà britannica e per tradimento. Accolse la comunicazione sull’attenti.
Bruciò la domanda di Grazia.
Nella cella della morte Carmelo Borg Pisani disse ai presenti: <<Non mi spiace di morire, ma sono amareggiato per la mancata invasione di Malta da parte dell’Italia>>.
Sulla porta della sua cella aveva scritto col carbone: <<I servi e i vili non sono graditi a Dio>>.
Credente, volle assistere alla messa celebrata prima dell’alba dai monaci dell’arciconfraternita del Santo Rosario, preposti fin dal sedicesimo secolo al conforto dei condannati a morte. Dopo aver ricevuto i conforti religiosi, si avviò fra venti frati salmodianti al luogo del patibolo, camminando a passi lenti e cadenzati e pregando a voce alta, eretto nella persona, con le braccia conserte, rifiutando ogni aiuto e appoggio. Salì da solo sul patibolo, alzando la testa per sistemarsi meglio sotto il cappio, con i piedi proprio al centro del trabocchetto. Il boia Luigi Catajar fece scattare la leva che apriva il trabocchetto mentre il Martire elevava il suo grido: <<Viva l’Italia!>> nel silenzio glaciale.
Venne impiccato alle ore 7:34 di Sabato 28 Novembre nel carcere di Corradino. E lì giacque, confuso nella fossa comune con i corpi di sedici malfattori giustiziati in carcere.
All’epoca la notizia dell’esecuzione arrivò in Italia da un generico comunicato dell’agenzia Reuter; il Re Vittorio Emanuele III gli conferì motu proprio la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria. Le notizie sulla sua morte erano però frammentarie: per questo motivo, credendo che Borg Pisani fosse stato fucilato, nelle motivazioni si fa riferimento al piombo del plotone di esecuzione:
<<Irredento maltese e, come tale, esente dagli obblighi militari, chiedeva ripetutamente e otteneva di essere arruolato, nonostante una grave imperfezione fisica. Come camicia nera partecipava alla campagna di Grecia, durante la quale contraeva una infermità per cui avrebbe dovuto essere sottoposto ad atto operatorio, al quale si sottraeva per non allontanarsi anche solo per pochi giorni dal campo di battaglia. Conseguita la nomina a ufficiale della milizia artiglieria marittima, chiedeva insistentemente di essere utilizzato in una rischiosissima impresa di guerra, alla quale si preparava in lunghi mesi di allenamento e di studio, in perfetta serenità di spirito e in piena consapevolezza della gravità del pericolo. Catturato dal nemico, riaffermava di fronte alla corte marziale britannica di Malta la sua nazionalità italiana e cadeva sotto il piombo del plotone di esecuzione al grido di “Viva l’Italia!”. Fulgido esempio di eroismo, di fede, di abnegazione e di virtù militari, che si riallaccia alle più pure tradizioni dell’irredentismo>> Malta, 1942.
Non c’è ancora concordia sulla valutazione della figura di Pisani: alcuni affermano che era n eroe della causa di una Malta indipendente, altri ch era un fantoccio nelle mani del Fascismo, altri ancora che era un coraggioso irredentista italiano.
Polemiche vi sono anche sul processo perché non gli fu riconosciuto lo status di prigioniero di guerra che gli avrebbe risparmiato la pena di morte, cosa che invece avvenne, dopo la conclusione della guerra, per diversi altri irredentisti che aderirono alla Repubblica Sociale Italiana ed estradati a Malta su richiesta inglese (6).
A Malta è visto da alcuni come un eroe per l’indipendenza nazionale, da altri come una marionetta di Mussolini, da altri ancora come un idealista che si sacrificò coraggiosamente per l’irredentismo italiano (7).
Del processo alcuni
ritengono che sia stato giusto ed imparziale. Altri reputano che egli, essendo
un prigioniero di guerra, avrebbe dovuto avere un diverso trattamento. Altri
ancora stimano che fu impiccato dagli inglesi solo perché irredentista in
quanto, dopo la restituzione del passaporto e l’acquisizione della cittadinanza
italiana, non ne era giuridicamente giustificata l’impiccagione (contrariamente
a quella di
Cesare Battisti fatta dagli austriaci nella prima guerra mondiale).
Raffaele Gargiulo
NOTE:
(1) Ma Supermarina e l’ammiraglio De Courten non erano d’accordo, e questo atteggiamento non si riesce a spiegare con considerazioni strategiche, essendo ben chiaro che l’occupazione di malta, posta sulla rotta dei convogli che andavano in Libia, era azione propedeutica a ogni nostra operazione militare in Africa. Il generale Emilio Canevari, nel suo Retroscena della disfatta, a pagina 850 e ss., dimostra che nel 1941 Malta, ridotta allo stremo, era sul punto di capitolare. Un fato sintomatico, ormai famoso perché ripetuto da tanti, fu che l’isola disponeva all’inizio soltanto di tre antiquati caccia biplani Gloster Gladiator, con classico humour inglese sarcasticamente soprannominati: Faith, Hope and Charity (Fede, Speranza e Carità). Ha scritto Stefano Fabei a pag. 68 dl volume citato: <<Il capo di Stato Maggiore Generale, maresciallo Pietro Badoglio, da anni responsabile dell’ammodernamento e della preparazione delle forze armate italiane, anziché inviare un corpo di spedizione a “liberare Malta dal giogo della perfida Albione” - come recitava la propaganda – ordinava violenti bombardamenti il cui unico effetto fu di rendere ostili all’Italia anche coloro che da questa avevano atteso di essere “redenti”>>. Furono 3346 incursioni aeree. L’ammiraglio Andrew Brown Cunningham ha affermato che malta era <<la chiave di volta della vittoria>>. E non si può pensare che De Courten e lo stesso Badoglio fossero così ciechi strategicamente da non vederlo. Si deve dedurre che fin da allora fossero in mala fede. Le direttive segrete della massoneria debbono aver avuto un peso fondamentale ben più ponderoso di quanto generalmente non si pensi.
(2) Grado della MVSN equivalente a sottotenente.
(3) Lo sbarco fu rimandato perché Hitler non ritenne di partecipare, volendo invece dare la precedenza a altre operazioni militari, ritenute più impellenti, seguendo le irruente ma troppo semplicistiche previsioni di Rommel. Il maresciallo Kesselring, invece, parteggiava per l’occupazione immediata di Malta. Il corpo di sbarco a Malta prevedeva truppe speciali da sbarco: reggimento San Marco, battaglioni CC NN da sbarco, arditi ecc. con 270 mezzi da sbarco e una cinquantina di altri natanti, scortati da una trentina di siluranti, mentre il resto della flotta italiana sarebbe stata pronta a intervenire dai porti di Messina, Reggio, Augusta, Napoli e Cagliari. Era previsto l’impiego di 9 battaglioni tedeschi e 51 italiani: di cui 35 esercito, 10 MVSN, 4 Marina, 2 Aeronautica, in tutto 62 mila uomini, 1600 veicoli e 700 bocche da fuoco, trasportati su 33 grosse navi con adeguate scorte e centinaia di alianti tedeschi, con l’appoggio di 1500 aerei, di cui 600 tedeschi.
(4) MTSM (Motoscafo Turismo Silurante Modificato) un veloce motoscafo, agile e manovriero, studiato per l’attacco col siluro ma utilizzato anche per il trasporto e lo sbarco di sabotatori e informatori sulle coste nemiche; era un battello molto più piccolo di un Mas, aveva motori Alfa Romeo molto meno rumorosi degli Isotta Fraschini dei Mas e quindi poteva più facilmente sfuggire alla sorveglianza del nemico.
(5) Gli disse in dialetto maltese: <<Meno male che ho incontrato te!>> con un sospiro di sollievo.
(6) In Italia era accaduto che gli ufficiali maltesi della MilMart (Milizia Artiglieria Marittima, per la difesa delle coste) erano stati destinati ai compiti d’istituto della specialità, ma mordevano il freno; il sottocapo manipolo Ivo Leone Ganado, particolarmente insofferente, chiese ripetutamente di essere trasferito al fronte per essere impegnato direttamente in combattimento contro gli inglesi, pur sapendo di rischiare l’impiccagione in caso di cattura. Dopo molte insistenze fu accontentato; combatté in Africa settentrionale. Ma se in Libia gli inglesi non riuscirono a catturarlo, non per questo rinunciarono a perseguitarlo nel dopo-guerra, come vedremo. In Rsi fu intestato al nome del martire maltese il “Battaglione Borg Pisani”, costituito nel Novembre 1943 a Porto Maurizio con combattenti provenienti d’oltre-confine. Non si fece a tempo a trasformare ufficialmente e burocraticamente il battaglione in una “Legione d’Assalto Borg Pisani” con l’apporto degli oltre 2000 combattenti della Rsi provenienti d’oltre-confine. Alla RSI aderirono tutti gli irredenti maltesi che ne ebbero le possibilità materiali, “com’era logico e naturale”, almeno secondo il loro punto di vista. Cito tra essi il prof. Carlo Mallia e i giovani sottocapo manipoli della milizia Leone Ganado e Camillo Bonanno. Significativa, in particolare, la vicenda di Ivo Leone Ganado. Al suo ritorno a Malta, su richiesta del Tribunale, fu processato per alto tradimento e per altre imputazioni minori, il tutto aggravato dall’aver aderito alla RSI, cosa che fu documentata con la testimonianza di ex-partigiani fatti venire apposta dal Veneto; <<Le loro biliose affermazioni non raggiunsero il segno e fu tale il disprezzo del pubblico che chiesero di essere protetti dalla polizia>>. Ma i tempi erano cambiati, questa volta ci fu una giuria popolare. I giurati votarono tutti e nove per la piena assoluzione del fascista, nove palle bianche a favor di Ivo; ma poi si accordarono per mettere all’urna una palla nera in modo che ognuno potesse affermare di aver votato in modo “politically correct”. Ancora una prova di italianità dei maltesi. Ganado fu preso affettuosamente in braccio dai maltesi che affollavano l’aula e portato i trionfo per il corso di La Valletta. Ci furono altri due processi; durarono 11 mesi, oltre 20 imputati. Furono tutti prosciolti.
(7) Don Mintoff scrisse <<Borg Pisani non era un volgare avventuriero che vendeva i suoi servigi alla parte vincente: era u tranquillo giovane artista infiammato di uno spericolato idealismo. Affrontò il patibolo in pace con Dio e la sua coscienza. Malta non si vergogna a averlo come uno dei figli sfortunati>>.
Testo tratto da: "RIVISTA MARITTIMA", luglio 2010
ALTRI TESTI SULL'ARGOMENTO: Carmelo Borg Pisani, eroe o traditore?, di Stefano Fabei - Edizioni lo Scarabeo, Bologna
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