
Crisi, E sE FossE colpa Della CocaiNa
La DroGa Diffusa Tra i MaNaGEr, Fa soTTovaluTare i riscHi e alTera i giudizi…
Stime sbagliate. Scelte imprudenti. Sottovalutazione dei rischi. Fiducia esagerata nel proprio genio (e spesso nella stupidità di tutti gli altri). Incapacità di vedere e porsi dei limiti.
Molti analisti sstengono che sono stati anche errori come questi, sostanzialmente difetti di valutazione, compiuti dai grandi attori della finanza internazionale (come da migliaia di manager di minore fama) ad aver spinto l’economia nella crisi odierna.
Scelte disastrose. A chi vive o lavora accanto a persone che fanno uso di cocaina, questo tipo di sbagli appare familiare. C’è un nesso?
<<Io penso di sì>> risponde Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano. <<Chiaramente, la cocaina può essere soltanto una delle tante cause della crisi, ma certo la sua grande diffusione, insieme a quella di altre sostanze dopanti, anche ai livelli più alti del management internazionale, non ha giocato a favore di scelte equilibrate. Perché la cocaina altera le capacità di giudizio di chi la asume, sia quando sta vivendo la fase “euforica”, sia nella seguente, inevitabile fase depressiva>>.
E questo problema, purtroppo, non è circoscritto all’economia: la diffusione di sostanze psicogene (spesso potenziate dall’assunzione di alcol) oggi interessa tutti gli aspetti della nostra realtà, come riporta quotidianamente la cronaca.
Responsabilità sociale. Può avere tirato di coca, per reggere la stanchezza, il guidatore del taxi che ci porta in stazione, o quello dell’autobus. Può aver fatto la stessa cosa il chirurgo che ci deve operare, oltre al consulente così ottimista sui nostri investimenti. <<Dobbiamo renderci conto>> conclude Garattini <<che assumere droghe eccitanti come la cocaina non è più una questione individuale, che riguarda solo chi lo fa: chi altera in questo modo la propria capacità di giudizio e poi agisce nel mondo “normale” si carica anche di una responsabilità sociale>>.
Anche secondo Riccardo Gatti, direttore del dipartimento dipendenze Asl di Milano, la diffusione dell’uso di certe droghe sta diventando pericolosa per tutti. <<Quello che stiamo osservando è il risultato di una grande offensiva della criminalità organizzata, che negli ultimi anni anche in Europa ha trasformato la droga da “rifugio” per emarginati (un tempo si trattava soprattutto di eroina) a bene di consumo di massa, immettendo nel mercato enormi quantitativi di cocaina e abbassandone il prezzo. Così vi sono sempre più persone che assumono sostanze, in modo particolare cocaina, non per “sballare” ma per fare cose normali. Persone integrate, spesso con un lavoro regolare (sono impiegati o liberi professionisti il 30, 40% circa di chi si rivolge ai nostri servizi di _Milano)… E che prima o poi si trasformano in pazienti psichiatrici>>.
Troppa impulsività. <<Negli Usa già nei primi anni ’90 era scattato l’allarme cocaina sul lavoro>> continua Gatti <<Sempre più spesso, infatti, a livello di dirigenti e quadri si verificano problemi di rendimento, scarso controllo dell’impulsività, scelte avventate, traffico di segreti aziendali. E ora anche in Italia sindacati e aziende hanno cominciato a chiedere la nostra collaborazione per affrontare il problema cocaina>>.
E i danni che derivano alla società dall’uso di cocaina da parte di chi deve compiere scelte importanti non sono dovuti soltanto all’alterata capacità di giudizio. Il mercato della droga, infatti, è solo una delle attività della criminalità organizzata che, come Pier Luigi Vigna (procuratore antimafia fino al 2005) ha sottolineato, agisce anche nell’economia legale, controllando o gestendo direttamente aziende e multinazionali. <<La cocaina, oggi, è trasversale rispetto a tutti gli strati sociali, comprese le più alte sfere del potere economico e politico. Ciò significa che esistono contatti e passaggi di informazioni tra chi gestisce le leve di due mondi, quello legale e quello no, che non si dovrebbero nemmeno sfiorare>> conclude Gatti.
Articolo di Isabella Cioni
Dal mensile Focus n°197 Marzo 2009
![]()
Sito a cura di N.I.S. BPã 2009