FOIBE

DALLE FOIBE UN GRIDO:

NON DIMENTICATECI!

 

Premessa

Il dramma delle foibe istriane e triestine ha origini fin dal 1918 quando l'Italia riceve a seguito della vittoria nella guerra del '15-'18 tutta l'Istria con circa 500 mila slavi senza il loro consenso. Questo creerà negli anni seguenti un movimento irredentista slavo al quale l'Italia non saprà opporre un'intelligente politica di coinvolgimento.

 

Le prime foibe: autunno 1943

Il fenomeno iniziò nell'autunno del '43, subito dopo l’armistizio, nei territori dell’Istria, abbandonati dai soldati italiani che li presidiavano e non ancora sotto il controllo dei tedeschi, quando i partigiani delle formazioni slave, ma anche gente comune, per lo più delle campagne, fucilarono o gettarono nelle foibe centinaia di cittadini italiani, bollati come "nemici del popolo". Il numero delle vittime non è quantificabile con precisione. Comunque dovrebbero essere un migliaio tra infoibati, caduti nelle zone costiere, dispersi in mare.




Le foibe del 1945


Le foibe, però, ebbero la loro massima intensità nei quaranta giorni dell'occupazione jugoslava di Trieste, Gorizia e dell'Istria, dall'aprile fino a metà giugno '45, quando gli anglo-americani rientrarono a Trieste occupata dalle milizie di Tito. Tra marzo e aprile, anglo-americani e jugoslavi si impegnarono nella corsa per arrivare primi a Trieste. Giunse per prima la IV armata di Tito che entrò in città il 1º maggio alle 9:30. Come scrive Gianni Oliva, gli ordini di Tito e del suo ministro degli esteri Kardelj non si prestavano a equivoci: «Epurare subito», «Punire con severità tutti i fomentatori dello sciovinismo e dell’odio nazionale». Era il preludio alla carneficina, che non risparmiò nemmeno gli antifascisti di chiara fede italiana, nemmeno membri del Comitato di liberazione nazionale. Ci fu una vera e propria caccia all'italiano, con esecuzioni sommarie, deportazioni, infoibamenti. In quel periodo solo a Trieste furono deportate circa ottomila persone: solo una parte di esse potrà poi far ritorno a casa. I crimini ebbero per vittime militari e civili italiani, ma anche civili sloveni e croati, vittime di arresti, processi farsa, deportazioni, torture, fucilazioni. La mattanza si protrasse per alcune settimane, sebbene a Trieste e a Gorizia fra il 2 e il 3 maggio fosse arrivata anche la seconda divisione neozelandese del generale Bernard Freyberg, inquadrata nell’VIII armata britannica. Finì il 9 giugno quando Tito e il generale Alexander tracciarono la linea di demarcazione Morgan, che prevedeva due zone di occupazione – la A e la B – dei territori goriziano e triestino, confermate dal Memorandum di Londra del 1954. È la linea che ancora oggi definisce il confine orientale dell’Italia. La persecuzione degli italiani, però, durò almeno fino al '47, soprattutto nella parte dell'Istria più vicina al confine e sottoposta all'amministrazione provvisoria jugoslava.

 

Le conseguenze delle foibe

Rilevante fu il peso delle foibe istriane sia sul breve che sul lungo periodo. Gli episodi dell'autunno del 1943, la cui eco fu rilanciata dalla propaganda tedesca e della Repubblica sociale italiana, contribuirono a irrobustire diffidenze e timori dei giuliani di sentimenti italiani nei confronti di un movimento partigiano egemonizzato dai comunisti jugoslavi, rendendo più difficile per gli italiani la scelta della partecipazione alla Resistenza. Ma oltre a ciò, l'esperienza traumatica del 1943 diffuse in tutta la regione la preoccupazione per una nuova e forse definitiva ondata che avrebbe travolto gli italiani nel caso la Venezia Giulia fosse nuovamente caduta sotto il controllo jugoslavo. In questo senso, è legittimo parlare dei successivi avvenimenti citi 1945 come di una violenza annunciata, che venne intesa come la conferma dei tumori accumulativi negli anni precedenti.
Non vi è quindi da stupirsi se, nella percezione dei protagonisti dei tempo, il ripetersi delle stragi venisse poi avvertito come la testimonianza sanguinosa di un disegno di eliminazione della componente italiana
dai territori rivendicati dalla Jugoslavia. II discorso non si ferma qui. Negli anni del dopoguerra non si ebbero pila episodi di violenza di massa paragonabili ai due picchi del 1943 e del 1945, ma nell'Istria, a diverso titolo sottoposta al controllo jugoslavo, continuo fu lo stillicidio di violenze a danno degli italiani, non escluse le uccisioni e le sparizioni: episodi tutti che gli italiani dell'Istria collegarono a quelli, in qualche modo esemplari, del tempo di guerra. traendone la convinzione di una continuità di comportamenti terroristici nei loro confronti da parte dei nuovi poteri instauratisi sul territorio. E tale consapevolezza paurosa, all'interno della quale si prestava a venir compreso facilmente ogni atteggiamento persecutorio sviluppato da parte delle autorità, offri un contributo tutt'altro che marginale alla scelta dell'esodo che nel dopoguerra avrebbe svuotato l'Istria dalla quasi totalità della popolazione italiana.
 

Testo tratto da:
http://digilander.libero.it/lefoibe

 

 

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