FRANCESCO CECCHIN

 

 

Il 28 maggio 1979 è una tipica serata romana come tante altre. Francesco ha solo 17 anni, è un ragazzo vivace e pieno di vita, ha l’argento vivo addosso, conosce tutti, parla con tutti e non si ferma mai. Ha una grandissima passione per il modellismo, costruisce navi, mezzi meccanici e soprattutto aerei. Nella nuova casa dei Cecchin, Francesco occupa una parte del salone e passa intere nottate con i pennarelli in mano a comporre manifesti per la passione che ha per la sua attività politica nel Fronte della Gioventù. Francesco ama il Rock psichedelico e quello duro come i Black Sabbath e i Pink Floyd. L’ultimo disco, uscito nel 1979 non ha fatto in tempo a sentirlo. I primi anni di scuola sono stati difficilissimi, bocciato per due volte. Non è un ragazzo studioso, ma entrare in classe è come vincere una guerra perché spesso rimane bloccato da qualche picchetto, di ragazzi di sinistra, che gli impedisce di assistere alle lezioni.

Il 28 maggio 1979 Francesco ha voglia di uscire, malgrado sia già molto tardi. Per ottenere il permesso dai genitori, si fa accompagnare dalla sorella Maria Carla. In strada è buio, i locali sono chiusi e non c’è nessuno. I fratelli camminano sul marciapiede, una fiat 850 bianca li segue lentamente. A bordo ci sono quattro persone, la macchina si ferma, il finestrino si abbassa e una voce maschile grida: “è lui, prendetelo!”

Scendono due uomini che si mettono a correre. Francesco dice semplicemente alla sorella di scappare via e di chiamare aiuto, poi anche lui incomincia a correre inseguito dai due sconosciuti. Maria Carla resta terrorizzata, grida più volte chiedendo aiuto ma in strada non c’è nessuno. Solo in seguito arrivano altre persone e anche un amico di Francesco, iscritto anche lui al Fronte Della Gioventù. Si incomincia a cercarlo e finalmente Francesco viene trovato, già privo di conoscenza, su un terrazzino. Il suo corpo presenta lividi come se avesse subito un pestaggio, ed è in una posizione strana per una caduta accidentale; in una mano stringe un pacchetto di sigarette e nell’altra un mazzo di chiavi, servite forse per difendersi. Francesco viene portato in ospedale e, il 16 giugno, dopo diciassette lunghi giorni di coma, muore.

Il pomeriggio di quello stesso giorno, Francesco con altri ragazzi aveva avuto uno scontro con alcuni militanti di sinistra per le affissioni. Ne era derivata una rissa piuttosto movimentata ed è forse questo episodio che ha provocato la rappresaglia contro Francesco.

Nell’immediato non venne effettuato nessun fermo. Solo più tardi venne arrestato Stefano Marozza che però tornò in libertà molto presto: non vengono fatti gli accertamenti necessari e non vengono accettate le testimonianze. Gli indizi di colpevolezza vengono sgretolati e viene meno anche la causale dell’uccisione e i referti dell’ospedale. Solo in corte d’Assise si accerta che la polizia ha portato avanti le indagini in maniera incompleta e viene ampliamente dimostrata, sul volto e sul collo di Francesco, la presenza di inequivocabili segni di percosse che fanno escludere con certezza l’ipotesi di una precipitazione accidentale della vittima. Ma l’esito finale è una soluzione che lascia interdetti i familiari e il collegio di difesa.

Tre anni più tardi viene respinta anche la domanda al ministero dell’interno per ottenere il riconoscimento del carattere politico del delitto. Quindi anche Francesco Cecchin, come tanti altri giovani uccisi in quel periodo, risulta ufficialmente vittima di “ignoti” e della “criminalità comune”. Rimane solo il corpo di un ragazzo di 17 anni, avvolto in un lenzuolo come lo hanno visto per l’ultima volta i genitori.

 

Camerata FRANCESCO CECCHIN, PRESENTE!

Testo a cura di N.I.S.  BP

 

 


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