ORIGINE DEL NATALE

 

Il Natale, da alcuni secoli a questa parte, viene celebrato come una festività che si rifà alla nascita del Cristo. E’ in uso, pressochè in tutto l’occidente cristianizzato, celebrare questa ricorrenza con simbolismi quale il presepe o l’albero di natale.
Chi oggi abbia la convinzione che il Natale (come comunemente viene inteso) tragga le sue radici dall’avvenuta nascita del Cristo commette un grosso sbaglio, perché le cose stanno diversamente.
Infatti se si andasse a ricercare l’origine di alcune feste religiose ci si accorgerebbe come molte di queste siano state soppiantate dal culto cristiano, che ne ha fatto l’uso e lo abuso che glie n’è parso (chi ha letto il popolarissimo “Codice Da Vinci” di Dan Brown ne ha trovato all’interno vari esempi).
Anche la “festa di Natale” rientra nel contesto di questa logica.
Il Natale e l’Anno Nuovo sono residui di un mondo spirituale dimenticato e forse sconosciuto; sono delle testimonianze di una concezione “primordiale” dell’Universo e dell’Esistenza, che non hanno nulla a che vedere con la nascita del Bambino Gesù che, pur tuttavia, era e rimane una ricorrenza propria di una specifica tradizione che è appunto quella cristiana.
Oggi il Natale e il Capodanno rappresentano due differenti ricorrenze; nel passato le due date coincidevano, perché il Natale traeva origine dal “NATALIS SOLIS INVICTI” (Nascita del sole invincibile). Data questa, appunto, che ricorreva il 21 Dicembre (SOLSTIZIO D’INVERNO), che astronomicamente corrisponde al momento in cui il sole tocca il punto più basso dell’eclittica (cioè dell’ellisse che la terra compie girando attorno al sole), poi ricomincia la fase ascendente. Il giorno in cui ciò accade è il più corto dell’anno e si ha quasi l’impressione che questo “sole” tramonti, sprofondi quasi per non riapparire più; ma ecco che subito dopo, quasi per incanto, esso si rialza nel cielo a risplendere di nuovo chiarore…è un nuovo anno, un nuovo ciclo che comincia. Il solstizio è detto “il giorno che non è giorno” poiché segna il punto di frattura fra un semestre e l’altro; è la giornata con le ombre più lunghe e si dice che sia anche la sua notte sia più lunga, la più buia dell'anno. Il solstizio d’inverno era un’importante festività dei popoli pagani, le celebrazioni si prolungavano per più giorni, veniva chiamato anche Mezz’inverno.

Spesso nell’antichità all’idea del nuovo anno, del sole intramontabile, si associava il simbolismo dell’albero sempre verde o albero della vita ed era in uso presso molti popoli nordici l’accensione di candele sopra l’albero proprio il giorno in cui cadeva il Solstizio.
Ciò sottolineava appunto il carattere di rinascita di luce che aveva tale evento.
L’odierno albero natalizio non è altro che una reminiscenza di tale significato.
Bisogna aggiungere una cosa assai importante: tutti coloro che nell’antichità celebravano tali eventi non erano né adoratori del sole, ne selvaggi atterriti dall’idea che il sole non potesse risorgere. Queste sono solo incomprensioni di una certa storia delle religioni.
In realtà essi ritualizzavano i fenomeni e le forze della natura nella misura in cui questi venivano intesi come manifestazioni del Divino e nell’insieme dei suoi aspetti – sole, anno, luce, elementi, ecc. – rimandavano ad un ordine superiore.

Insomma, le identità non sono mai pure e assolute. Le tradizioni s’intersecano, le identità vanno rivisitate e rivissute di continuo. La vita personale e comunitaria di tutti noi è una foresta di simboli nella quel bisogna muoversi con cautela, segnando alcuni alberi per riconoscere il nostro cammino. Non ci si deve né smarrire nel bosco, né tentar di distruggerlo tagliando gli alberi. Non si può pertanto né accogliere acriticamente qualunque tipo di tradizione, né rinunziare ad esse nel nome d’un supposto progresso. È alla lettura dei simboli che bisogna tornare.

Fonti: www.azionetradizionale.com; www.trigallia.com

 

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