Referendum 2011: perchè è giusto votare SI
Già da tempo non amiamo entrare troppo nelle vicende democratiche di elezioni e giochetti politici simili, riconoscendo fermamente in esse una parte fondamentale del proverbiale “oppio dei popoli”, che noi individuiamo non certo nelle visioni spirituali ma nelle ideologie nate con l’avvento del mondo moderno.
Tipico di questo mondo è infatti il semplificare la realtà obbligando gli uomini a schierarsi in posizioni ed aut-aut artefatti appositamente per ingabbiarli: destra o sinistra, usa o urss, occidente liberatore o mondo arabo terrorista, clericalismo o laicismo, si o no al referendum…
Questa semplificazione non è altro che il modo più efficace per distorcere la verità, o meglio per nasconderla del tutto, in modo che i popoli si distraggano e non la riescano nemmeno ad intravedere.
Lontani sono i tempi in cui lo stato era guida illuminata e consapevole, composto dai migliori in una gerarchia di virtù e non di ceto economico, dove i punti centrali di riferimento che orientavano l’intera comunità, dall’elite fino ai lavoratori, non erano certo i voti da dare o da prendere alle seguenti elezioni ma i principi anagogici di verità e giustizia ereditati da lontano e dall’alto.
Dare un senso simile alla “classe dirigente” della società odierna è da illusi o da interessati in mala fede.
Difficile se non impossibile trovare in essa esempi di virtuoso disinteresse personale o di categoria, il sistema stesso lo vuole, a tal punto che non è un problema di chi è “ora” al potere ma semplicemente di come ci arriva, di come è scelto.
Se ciò che è stato detto fin qui porterebbe per principio a sostenere l’inadeguatezza del sistema referendario come strumento politico - in quanto emblema estremo del sistema democratico che fa decidere coloro che non sono adeguati a farlo, perché privi della necessaria virtù (άρετή) e quindi indegni di essere annoverati tra i migliori (άριστοι) - allo stesso tempo disconosce in coloro che oggi occupano i posti di potere ogni legittimazione che non sia quella dovuta alla delega popolare ottenuta tramite demagogiche e costose campagne elettorali. Il circolo vizioso è quindi evidente.
Assodato pertanto il fatto che nei vertici dell’attuale collettività è pressoché impossibile trovare la ricerca del bene comune (nel suo significato più antiretorico possibile), va da sé che la ricerca di esso va fatta nelle ormai indistinte masse popolari che da essi vengono governati. Tra di esse c’è ancora qualcuno che in realtà si distingue eccome, perché non si fa abbindolare dalle semplificazioni democratiche di cui sopra; perché a prescindere delle posizioni partitiche e movimentistiche dei vari schieramenti sa bene che il ruscello non è di chi ci ha messo un recinto intorno, che non c’è strategia energetica o sovranità economica che giustifichi l’utilizzo di forze della natura che non ci è dato controllare e che ci portano a mancare di rispetto a ciò che ci circonda ed ai nostri figli, che essendo gli uomini oggi al potere a-qualificati non v’è motivo alcuno per concedere loro ulteriori privilegi a maggior ragione quando ne viene chiesta attuazione o negazione per scopi personalistici.
Ecco i motivi per cui, nonostante nel farlo si finisca sempre per avvallare le tesi di una parte politica e parlamentare, nel caso del referendum è necessario schierarsi in una posizione, se non bastasse il fatto che per motivi di quorum e di logica abrogativa il tanto diffuso ed in altri casi auspicabile astensionismo equivale nei fatti al votare NO.
Votare SI ai referenda di Giugno 2011 è ciò che, a prescindere da ogni tipo di interesse particolare, riteniamo giusto.
A riguardo è essenziale leggere anche: Riflessione di Rutilio Sermonti
![]()
Sito a cura di N.I.S. BPã 2011